Cittadini della Casa Comune

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Nell’anno europeo dei cittadini non  si può non ricordare che, secondo i Trattati, siamo tutti cittadini europei oltre che cittadini del nostro Stato nazionale. Ovvio dirlo, ma ci si dimentica oppure  si ignora di esserlo. Come cittadini residenti nella vecchia, cara, comune casa europea, abbiamo diritti e doveri. Teoricamente siamo tutti uguali. Non siamo pochi: quasi 500 milioni distribuiti in 28 stati.

Pensiamo di vivere in un’Unione politica, di essere coinvolti nella sua gestione e nella sua costruzione. Ma nei fatti non è così.

In realtà nella comune casa europea siamo divisi in famiglie o gruppi di famiglie, le antiche  “nazioni”. Ogni famiglia risiede in un determinato piano, più o meno confortevole, più o meno fortunato. Così ci sono cittadini più tutelati ed altri meno tutelati, persone  più benestanti o meno benestanti, a seconda del piano e del Paese dove si trovano.

Questa divisione non è scritta in nessun Trattato, ma è il risultato di processi storici ed economici antichi e recenti. Sicuramente complessi e diversificati.

Nella casa europea, come in ogni casa, c’è anzitutto un piano terra. Le basi ma anche le porte d’Europa sono nel Mediterraneo e comprendono tutti i Paesi che vi si affacciano, dalla Spagna alla Grecia fino a Cipro; in parte anche i Balcani occidentali. Sono, per lo più, Paesi con strutture economiche e politiche precarie; tra essi solo l’Italia è tra i fondatori della Comunità Europea.

Pur non rappresentando le economie trainanti del continente, questi Paesi hanno una caratteristica che  viene spesso sottovalutata: attraverso loro, infatti, transitano non solo merci, ma anche gli immigrati provenienti da Africa e Asia.

Guerre e violente rivoluzioni spingono masse di questi  individui “non europei” ad affollarsi alle porte del piano terra per accedere alla casa europea. Desiderano dirigersi tutti  ai piani più alti, dove si sta meglio:  Germania, Francia, Austria, Olanda, Danimarca, insomma diventare europei pure loro.

I piani centrali della casa europea sono quelli più importanti non solo dal punto di vista economico, ma anche per estensione territoriale e numero di abitanti.

C’è però da distinguere una parte “occidentale” il cui nucleo principale è costituito dalla famiglia “Germania”; è il nucleo più numeroso ed economicamente più dinamico. Poi c’è una parte orientale che va dalla Polonia alla Bulgaria e domani comprenderà pure la Serbia, il Montenegro e la Macedonia. Quello è un piano della casa problematico: vi abitano gli inquilini più recenti, arrivati nella casa  dopo il cosiddetto “allargamento”.

Alcuni stanno bene, altri decisamente ancora male.  Questo allargamento è stato presentato, in passato, come prova evidente del dinamismo e del successo europeo. Oggi abbiamo molti dubbi in proposito.

Infine ci sono i piani superiori, dove risiedono le famiglie meno numerose. Sono i Paesi nordici. Qui i cittadini sono quelli che meno si sentono coinvolti nella vicende che interessano i piani inferiori. In generale sono i più scettici e forse i più timorosi di perdere, con un’Europa più unita, la loro identità. In alcuni casi ritengono  di essere diversi, forse superiori  nei confronti delle  beghe continentali.

Gli inglesi, ad esempio, vorrebbero, con un referendum,  estraniarsi dalla casa europea, magari perché  tradizionalmente  legati a miti del passato o forse perché attirati dalla casa  americana.

Nella casa europea, infine,  non stiamo fermi: c’è, in realtà, un continuo andirivieni. E non solo di immigrati dal sud al nord o dall’est all’ovest. L’apertura delle frontiere, i voli low cost, la facilità delle comunicazioni favoriscono gli spostamenti dei cittadini, brevi o lunghi che siano.

Per evitare spiacevoli situazioni – ad esempio la presenza di estranei, non cittadini,  potenzialmente capaci di godere dei vantaggi dello stato sociale -  qualcuno ha suggerito il ripristino di selezioni con più forti controlli alle frontiere:  però si dimentica che, nei tempi antichi, i nostri antenati  si muovevano come e più di oggi, e senza bisogno di passaporti e documenti.

Gli europei sono sempre  stati, infatti,  formidabili viaggiatori: pellegrini, commercianti, crociati, emigranti, profughi e soldati. Tutti naturalmente a piedi o, nella migliore delle ipotesi,  a dorso di mulo e cavallo.  Ma camminavano senza sosta. Grandi movimenti e grandi mescolanze.  Le frontiere nazionali sono un’invenzione relativamente recente. L’abbiamo forse dimenticato?

( …dal discorso di  Pio Baissero nella Pfarrsaal di San Zeno a Bad Reichenhall, Baviera, il 25.10.2013 – le foto in bianco e nero sono di Leopold Meidl)

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